Perché non sono un Instant Articles

08Giu

Perché non sono un Instant Articles

Quando Facebook decise il 12 aprile di quest’anno di aprire gli Instant Articles a tutti, sembrava che tutti li avremmo usati. Che al di là dei grandi publisher che li avevano utilizzati in “prova”, chiunque con un po’ di sale in zucca si sarebbe fiondato su questi tipi di articoli: veloci, mobile, con qualche trucco sull’algoritmo. Avremmo potuto finalmente sfruttare la crescita mobile dell’app Facebook.

Così non è stato. E finché Facebook non aggiusterà queste cose, non vi conviene usarli. Ecco gli errori per cui ho deciso di non essere un (della categoria dei) Instant Articles.

Sono difficili da configurare…

Una buona parte dei produttori di contenuti sul web fanno parte di quella categoria che amo definire blogger senza webmaster. Non hanno una formazione da web designer, sanno giusto l’essenziale di manipolazione del codice e scrivono grazie alla venuta di WordPress che c’ha facilitato la vita. Quando si tratta di manipolare le strutture del proprio sito, ci vanno sempre con i piedi di piombo.  Ma Facebook non ti chiede di farlo. Te lo impone.

Attivare gli Instant Articles non è una questione di pagina, è piuttosto una questione di passaggi. Giusto per darvi un’assaggio da questa guida: devi avere un plugin ufficiale, un’altro plugin per inserire i codici footer, creare una app apposita per developers Facebook, attivarli su una pagina con un id specifico, devi modificare lo stile in codice HTML, devi avere almeno 10 articoli che (pregando) vengano tutti analizzati per bene da Facebook (non succede mai), che dopo 5 giorni ti da l’autorizzazione per pubblicare Instant Articles. E preparati al peggio se vuoi monetizzare.

Ma qualcuno potrebbe dire “con tanta pazienza li potresti comunque attivare!”. Vero, ma cosa ci guadagniamo in realtà?

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Mesi fa, Facebook prometteva tutto questo. Ma le statistiche erano completamente sballate.

…e i benefici per i piccoli sono praticamente nulli

Se sei un blogger senza webmaster, un piccolo produttore con un sito gestito dai tuoi amici o gestisci un blog aziendale di piccola-media taglia, fai parte di quelli che si sarebbero voluti fiondare subito su questi tipi di articoli. Per poi scoprire che:

  • Gli utenti non vedranno mai le sidebar o i widget, o spesso altri articoli consigliati. Se decidi di utilizzare gli Instant Articles, la tua frequenza di rimbalzo salirà alle stelle. E avrai buttato al vento il lavoro del web designer.
  • Se pensi di monetizzare, Audience Network è abbastanza terribile, dato che limita moltissimo il numero e la rotazione di ads all’interno del tuo articolo.
  • Puoi usare alcune immagini e video all’interno del tuo post, ma fino ad un certo limite: fai #ciaone agli articoli galleria se gestisci un sito che ne può fare buon uso.
  • La maggior parte degli shortcode o delle personalizzazioni di WordPress non funzionano negli Instant Articles rendendoli invisibili all’utente, o peggio ancora, rendendo impossibili da convertire alcuni post in Instant Articles.
  • Gli articoli non sono i tuoi, ma sono di Facebook (o meglio, li avete a metà, leggi qui per capirne di più).
  • La reach maggiore degli Instant Articles è tutta fuffa, perché l’engagement non migliora. Anzi spesso gli utenti si sentono spaesati e non condividono.

Per i big?

Secondo questo studio di Digiday, perfino quelli che dovrebbero poterli utilizzare al meglio (perché hanno tanto articoli quotidiani al giorno, perché possono gestire nativamente il codice e hanno la propria concessionaria di pubblicità), fanno meh agli Instant Articles. In questa infografica ho riassunto i risultati dello studio.

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Sembra che nemmeno chi può, riesca a sfruttare gli Instant Articles, ritrovandosi con risultati al più mediocri. E manca poco all’uscita dalla beta degli AMP, la versione Instant Articles di Google, già integrata nella SERP. Seguirà lo stesso destino? Nel frattempo, la versione mobile del sito sarà il nostro migliore alleato. Con qualche aiuto di Google.

La morale è: non siate Instant Articles, siate articoli pensati per il mobile, blog pensati per l’utente e cervelli pensanti per il web!