14Gen

1 anno dopo la partita iva, tutto quello che ho imparato da freelancer del digitale

I nuovi inizi, specialmente quelli che coincidono con l’inizio dell’anno, portano a tanti cambiamenti, come cambiare un logo e gli obiettivi associati ad esso. Per fare in modo che tali modifiche abbiano senso, c’è bisogno di analizzare quello che si è fatto. Un anno fa ho aperto la famosa partita IVA per mettermi in proprio come freelancer del digitale e diventare social media manager da me.

Un piccolo passo nel grande schema delle cose, ma che per un professionista (o almeno uno che aspira ad essere tale) significa mettere il sigillo burocratico sulle proprie intenzioni. Il mio obiettivo iniziale era quello di poter variare nei vari progetti senza essere legato ad agenzie del territorio con le quali avevo avuto solo brutte esperienze.

E’ probabile che se stai leggendo questo articolo anche tu ti stia chiedendo se la strada del freelancer digitale sia la scelta giusta. Ogni caso è a sè e non posso consigliarti direttamente su cosa dovresti fare. Ma puoi imparare da quello che ho imparato io.

1. Non devi mai riposarti sugli allori

Il più grave errore che puoi fare è quello di considerarlo un lavoro come un altro, magari come quello di una precedente agenzia. Non è così: tu sei l’account di te stesso. E da definizione un account non riposa mai.

Quando pensi di essere arrivato al punto di equilibro è perchè in realtà sei sulla cima pronto a rotolare giù

Non farti prendere dall’ansia, ma tieni bene a mente che quando pensi di non poter gestire più clienti, di essere arrivato al limite per cui mi posso rilassare è quello il momento in cui invece dovresti continuare a persistere dal punto di vista qualitativo, formandoti e perchè no, mostrando senza paura quello che stai facendo. L’ozio non è amico dei freelancer.

2. Devi tutelarti dal punto di vista legale, sempre

Le cose stanno cambiando, ma la tendenza è ancora quella: non far firmare nessun contratto al cliente. Perchè? Può essere un misto di paura di perderlo (un contratto presume delle limitazioni temporali), una poco velata ammissione di non credere che il proprio lavoro vali tanto o semplicemente assenza di buoni consigli.

La verità è una però: tutelati finchè puoi perchè in Italia un risultato raggiunto non ti dà la sicurezza di un bonifico riempito.

Non voglio sfiduciare nessuno, ma c’è un motivo per cui parlo in maniera così forte. Di mia prima esperienza, nonostante diverse tutele legali, ho dovuto far mano a diverse figure per far avere il dovuto.

Il cliente, che tu lo voglia o no, che egli o essa sia giovane o meno, ti guarderà comunque come qualcosa di effimero e digitale, per cui il lavoro deve essere retribuito in base ai suoi capricci. E’ ovvio che ciò non vale per tutti (altrimenti nessuno ci camperebbe), ma sappi che anche se ti tuteli le persone così esistono. E dovrai imparare ad evitarle riconoscendole da lontano.

3. Circondati di persone fidate, meglio amiche che professioniste

Freelancer non vuol dire isola nel nulla, ma non per il motivo che pensi. Sicuramente sai già il buon consiglio di fare network, di stare “in mezzo alle cose” e di conoscere tanti professionisti come te. Le persone poco sincere sono però più visibili di quello che pensano.

E’ importante per te che se non ce l’hai già sviluppi una sorta di curiosità verso le persone che al tuo stesso modo entrano nel digitale, non tanto per i professionisti quali sono, ma per le idee e le energie che portano in campo. In questo anno ho conosciuto tantissimi grafici, web designer, social media manager, copywriter e tanto altro ancora. Sai quali sono rimasti? Quelli che avevano la capacità di esistere al di là del proprio lavoro e di pensare agli altri come persone, non come mezzi per acquisire più progetti.

Non essere quella persona che si aggira agli eventi in ricerca di contatti. La tua avidità è evidente da due chilometri di distanza.

4. Impara a parlare sempre di te, anche quando non vorresti

Lo dicono tutti: il Personal Branding è la quintaessenza dell’arte del freelancer. Lo era prima del digitale (il cosidetto passaparola), lo è ancora di più ora (passaparola e comunicazione della propria persona). Non dare per scontato che se hai un buon numero di clienti parlare di te stesso non serva. Anzi, farlo rafforza per chi collabora con te o usa i tuoi servizi l’idea che non sta semplicemente spendendo soldi, ma investendo in qualcosa che sia più forte del semplice risultato: una missione. Quindi, parla sempre di te stesso.

5. …ma non essere banale. Veramente.

Però te ne prego, non dire sempre le stesse cose, non parlare ogni volta di quanto i tuoi progetti siano di successo e di come con “grazie a questo fantastico tool ho avuto dei risultati tali che il cliente mi ha mandato gli auguri a Capodanno”. E non solo, tali contenuti dal più becero stile Linkedin (li conosci, quelli ad elenco, con una immagine o un link, con qualche frase emotiva, quelli autocelebrativi) non fanno altro che minare la tua credibilità nei confronti degli altri. Che servizio di comunicazione pensi di vendere se su te stesso, la parte più importante da comunicare, fai un lavoro copia – incolla di pessimo livello?

Mostra sempre che tutti i tuoi progetti non hanno avuto problemi, che non hai mai sbagliato, che non sei un essere umano ma una macchina perfetta di kpi e formazione. E’ il modo perfetto perchè nessuno ti prenda sul serio.

6. Esci della concezione “il copy degli altri è sempre meno verde del mio”

Una cosa che succede spesso, soprattutto su Linkedin, è la tendenza di andare a ricercare l’errore, il passo sbagliato o in generale la mancanza di professionalità nel lavoro altrui. Tutto ciò solo per criticare pubblicamente tale pratica in modo da, nella mente di chi lo fa, mostrare che in realtà si è più bravi degli altri. Non ho mai visto una pratica così diffusa nel digitale quanto inconcludente e aprofessionale.

Offrite soluzione, non critiche incocudenti, mostrate esempi di cosa avreste fatto, non insultate il professionistla dietro, studiate il caso scientificamente senza insultare.

7. C’è bisogno di un ordine professionale, subito

Qui si potrebbe aprire un discorso molto più ampio, ma cercherò di essere il più stringente possibile. L’evidente trasversalità di tecniche truffaldine usate nei confronti dei professionisti del digitale così come la mancanza di un riconoscimento legale e tributario sono sempre più un grave problema.

Quando aprirete una P.IVA come Social Media Manager, SEO Experts o qualsiasi altra cosa sarete configurati come consulenti, venditori o qualcosa che in realtà non si avvicina a nessuna problematica. Questo vuol dire che per qualsiasi motivo abbiate bisogno di un aiuto legale o in ambito tributario sarete soli. C’è bisogno di un ordine professionale subito.

Fino ad ora molti digitalist erano contrari a tale cosa perchè, come è tipico pensare agli albori delle nuove professioni, si pensa che in questo modo si leda alla propria competività (dovrò attenermi a direttive dell’ordine?) o si crei un monopolio lobbizzatto (finirà come l’Ordine dei Giornalisti?). Non ascoltateli, sono come gli operai che si lamentavano dei sindacati perchè non permettevano loro di lavorare 12 ore al giorno: contenti di essere schiavi.

8. Prenditi le tue vacanze

Più sopra ho detto che un account non riposa mai. E’ vero, ma c’è un limite a tutto. Imponi delle regole semplici anche al rapporto con il cliente:

  • Non rispondere quando ti contattano ad orari assurdi (18:30 può anche essere tollerabile, ma non avere paura a non rispondere o a rifiutare una chiamata alle 22)
  • Non dare conto al cliente nelle feste rosse (sì, anche un freelancer ha diritto di stare tranquillo il giorno di Natale o a Capodanno, a meno che non si richieda di seguire un evento in maniera specifica e concordata – sempre con discrezionalità)
  • Non accettare proposte assurde di cambiamenti completi su strategie, grafiche o altri contenuti già avviati
  • Consultati per ogni passaggio di campagne importanti con il cliente in anticipo e in modo chiaro e conciso, in modo da evitare tutte le problematiche sopra e vivere come un essere umano che lavora per vivere e non il contrario

9. Fermati se un progetto non ti convince

Specialmente all’inizio sarai tentato (e forse costretto) ad accettare ogni tipologia di cliente anche quello che da lontano puzza di non serietà o pago/pretendo. Non farlo. Mai.

Magari nel breve termine potrà pur portarti vantaggi economici o meno, pensando che magari da lui si possa arrivare a conoscenze migliori. Pensaci un attimo però: se questa persona non è seria con il proprio o il tuo lavoro come potrebberlo essere le persone che gli sono intorno?

Non ho paura a dire che ci sono cascato in questo tranello, pensando all’immediato e a quello che si poteva fare. Ma non c’è strategia di marketing che tenga alla serietà di un business.

10. La versione migliore di te stesso è quella più autentica

Forse questo può sembrare un consiglio da personal coach o altre figure simili, ma allo stesso modo non c’è formula migliore per esprimere una piccola verità del mondo del professionista digitale.

Non basta avere preparato tutto il necessario per avere successo. Ciò che conta alla fine è che pensiate in maniera autentica e diretta, senza star troppo a badare agli orpelli di facciata come consigliano tanti guru.

La partita iva può essere l’inizio burocratico di un percorso; fai in modo che anche la tua professionalità sia pronta.

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